Complimenti Corriere, hai appena vinto il premio per il peggior articolo dell’anno

“Ma cosa cazzo ho appena letto. No dai, non è possibile. Deve essere un sito fake, una bufala. Ci fanno una testa così con ‘ste fake news, e poi nessuno dice niente su uno schifo del genere? Mi tocca rispolverare il mio blog e urlare a tutto il mondo quanto il giornalismo nostrano abbia nuovamente toccato il fondo”.

È questo quello che mi è passato nella testa appena ho finito di leggere l’articolo apparso stamane sul Corriere della Sera, dal titolo: “Pamela, l’uomo che l’ha portata in casa: «Penso a lei, è tutto atroce» L’accusato: «Lei in overdose, sono fuggito»“.

In sintesi: il Corriere scrive un articolo romanzato dedicato all’eroe che ha fatto sesso in garage con Pamela Mastropietro in cambio di una somma di denaro, il giorno prima del tragico ritrovamento del cadavere. Se non ci credete, leggiamo cos’hanno scritto.

Il racconto inizia con l’immagine dell’uomo attonito a guardare la tv, e fin qui niente di strano.

C’è un uomo che sta guardando in cucina «Mattino Cinque», il programma di Federica Panicucci.

Ma in tv si parla di Pamela, la ragazza uccisa brutalmente dal pusher nigeriano Innocent Oseghale.

Sono le 9 e mezza, lui fa colazione, mentre in studio, proprio in quel momento, si sta parlando del dramma di Pamela Mastropietro. Lui la conosce bene, quella ragazza.

E adesso chissà che peso grande ha sul cuore, questo 45enne con la tuta rossa da meccanico e i sandali da francescano. Malgrado il freddo intenso non porta i calzini. Il giorno si scalda lavorando nel campo attiguo alla casa, dove la mimosa è già in fiore. Lo assilla il pensiero che se solo avesse potuto immaginare la fine orribile che attendeva Pamela, di certo lui le avrebbe cambiato il destino. «È atroce, atroce», riesce solo a dire. «Credete forse che non ci pensi? Non bestemmiate, per favore…».

Ma sotto quale effetto di droga devi essere per romanzare una cosa del genere? Che plus dai al lettore dicendo che l’uomo NON PORTA I CALZINI? O CHE LA MIMOSA È GIÀ IN FIORE?

Lunedì 29 gennaio, alle 14.30, Pamela Mastropietro lascia per sempre il villaggio di «San Michele Arcangelo» della comunità «Pars» di Corridonia, dopo tre mesi e mezzo di astinenza forzata dalle droghe. Non dice niente a sua madre, a sua nonna, agli operatori. Semplicemente lo fa. Carica il suo trolley rosso e blu pieno di cose e s’incammina verso la provinciale. È in quel momento che le loro strade s’incontrano: Lui è magro, alto, affilato, la barba hipster, la pelle bianca, va spesso a Corridonia con la sua auto. Ci va a trovare la sorella, che lì ha la casa e anche un esercizio commerciale.

E già qui volevo spegnere il computer e prendere il primo volo per il Kirghizistan (sicuramente lì i giornalisti scriveranno meglio). Adesso voi mi date il numero di tal Fabrizio Caccia, autore del pezzo, che gli dico due cosette. Tu tu tu…

“Buongiorno Fabrizio, vorrei delle spiegazioni per quella merda di articolo che hai fatto uscire sul Corriere: su quale sito di sinonimi e contrari hai trovato la parola AFFILATO per descrivere una persona? La barba hipster, ma sei serio? La pelle bianca… E se avesse avuto la pelle gialla? O viola? Avrebbe influito così tanto sul racconto?

Così, vede Pamela che avanza a passi svelti sul ciglio della strada, si ferma, lei sale, ripartono insieme sull’utilitaria bianca. La ragazza è senza soldi, senza cellulare né documenti: tutto è custodito negli uffici della «Pars» perché questo prevede il regolamento. Quando si entra in comunità, si lascia fuori il passato. Si riparte da zero, da niente.

Ma per farsi d’eroina ci vogliono i soldi e Pamela non ne ha. Ha con sé soltanto la sua bellezza e decide di venderla a lui.

Commentate voi perché io non so cosa dire.

Allora l’uomo punta verso la casa della sorella, che ha un garage sul retro, seminascosto. Lei quel giorno non c’è, nessuno potrà vederli. C’è un materasso in garage, fanno sesso su una coperta, i Ris hanno sequestrato anche quella, insieme alle cicche fumate da lei, unica concessione — le sigarette — prevista da quelli della «Pars». Cinquanta euro per un rapporto. Il procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio, pietosamente aveva voluto raccontare un’altra storia. Aveva detto che Pamela, quel giorno, il 29, si era fermata a dormire dal suo accompagnatore, che poi al risveglio, il martedì mattina, le aveva dato dei soldi per aiutarla a tornare a casa, a Roma, da sua madre. Non è andata così. Quel lunedì, dopo il garage, l’uomo ha accompagnato Pamela alla stazione di Piediripa e l’ha lasciata lì, al suo destino.

Riassumendo: lei cerca della droga, lui ha la brillante idea di offrirle 50 euro in cambio di un rapporto, il giorno dopo la accompagna alla stazione come se nulla fosse. Ma adesso arriva il “bello”.

Così adesso gli vengono mille pensieri, mille rimorsi e anche un po’ di vergogna: «Andate via, non vedete che questa è proprietà privata, lasciatemi in pace, lasciamo lavorare gli inquirenti», ha detto ieri a Rossella Ivone, l’inviata di News Mediaset, arrivata lì con la telecamera. Ora non resta che il dolore e nessun piacere.

Come se tutto ciò non fosse abbastanza, il giornalista pone l’accento sull’enorme DOLORE che prova l’uomo che ha adescato la ragazza per fare sesso e l’ha mollata come un pacco in stazione.

Qual era lo scopo di questo articolo, cercare di umanizzare questo schifo d’uomo? Fare lo scoop? Ma stiamo seriamente erigendo ad eroe un uomo che ha fatto prostituire una ragazza di 18 anni? Ovviamente non è la prima volta che la stampa mainstream ci propone articoli di così infimo livello, e un po’ c’ho perso la speranza. Forse è meglio lasciare correre, fregarsene. È il Corriere, ma davvero lo vuoi attaccare? Meglio attaccare i blog di fake news o parlare dei congiuntivi sbagliati da Di Maio, quello si che fa visualizzazioni.

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