Generazione di fenomeni

Non è un post contro la società o riferito a qualcuno in particolare. O forse sì. È una riflessione che parte dal periodo storico che sta vivendo il mercato musicale. E poi era tanto che non scrivevo sul mio blog (ok che a nessuno interessa, ma almeno un articolo all’anno lo devo fare fare).

Ho messo in pausa Spotify, prima che partisse la pubblicità che mi supplica di fare l’abbonamento premium, e mi sono chiesto: ascolterò queste canzoni anche tra 10 anni? Proverò nostalgia di questa scena e di questo periodo? Ogni giorno apro Youtube, o lo stesso Spotify, e trovo qualche nuova canzone del mio genere preferito. L’annuncio di un nuovo album, l’uscita ufficiale di un nuovo album, la traccia che anticipa l’album dell’amico che ha fatto un album, un featuring. Nel 2017 siamo invasi dalla musica. Chiunque, compreso Enrico Papi, può fare una canzone ed essere considerato un “artista”. Il tormentone/hit/successo/sfracellamento di maroni su ogni radio, però, non inizia con la pubblicazione del video su Youtube o il caricamento sulle piattaforme digitali. C’è un hype che tutti, me compreso, contribuiamo a creare. Non importa che cosa pubblicherà il nostro artista preferito, sarà una hit, l’aspettativa è troppo alta perché non lo diventi.

COME NASCE L’HYPE

ARTISTA X: Sintonizzatevi sulla mia pagina alle 18!

X: Tra 10 giorni pubblico la data di uscita dell’album

X (10 giorni dopo): Tra 15 giorni potrete pre ordinare l’album

X (15 giorni dopo): Fuori mezza traccia per chi ha pre ordinato l’album!

X (…): Album fuori ora!

Un tossicodipendente difficilmente si ricorderà di quella dose che un anno fa lo ha fatto sballare, così come noi difficilmente ricorderemo tra qualche mese quella canzone che avrebbe dovuto essere la hit delle hit. Sarà una delle tante, come lo è stata la dose per il tossico. Finirà nel dimenticatoio. Ma con dei tempi sempre più rapidi. Stamattina sei uno sconosciuto, oggi pomeriggio sei una star, a mezzanotte già nessuno si ricorda più di te. Il vero successo è il periodo che intercorre tra l’hype e l’uscita del lavoro, tutti sono in ansia e desiderosi di ascoltare la nuova roba. Il disco è un flop? Amen. Tra sei mesi ne uscirà un altro. Ricordo quando una canzone, per essere considerata vecchia, doveva avere 4/5 anni. Ora dopo 4/5 mesi un album è già un’immagine in bianco e nero . Il mercato musicale è drogato, ma a noi piace così.

Vuoi cantare? Nel 2017 non hai più bisogno di una bella voce, andare fuori tempo è considerato alternativo e delle rime puoi farne tranquillamente a meno: davanti al microfono fai un po’ il cazzo che ti pare. Il concetto di musica usa e getta è realtà e, per rispondere alla domanda iniziale, temo che tra qualche anno non proveremo la stessa nostalgia che proviamo ora riascoltando le hit del passato. Tra sei mesi rischi di non essere più nessuno, e di venire dimenticato con la stessa velocità con cui hai avuto successo. Tutti vogliono avere successo e detestano chi se l’è conquistato. Quando ero piccolo Vasco Rossi era amato da tutti, così come i vari Ligabue, Max Pezzali ecc. Oggi tutti odiano tutti, “Vasco è un drogato”, “Ligabue è diventato famoso grazie a due accordi” e Pezzali… Vabbè anche lui avrà qualche ragione per essere odiato da tutti. Finché non crepano. Grazie a internet siamo un po’ tutti storici, nostalgici e critici. Lo stesso discorso vale per il calcio, per il cinema e per molti altri ambiti.

UTENTE MEDIO FACEBOOK: “Tutti i giocatori attualmente in attività sono venduti, privi di valori e più impegnati a mettere like a Emrata che a sudare per la maglia. Ma te lo ricordi il Milan di Sacchi? E l’Inter di Herrera? E le finte di Ronaldo il Fenomeno? E la nostalgiaaaaa?”

UTENTE NON MEDIO FACEBOOK: “Sì, ho presente. Ma anche ora possiamo godere delle prestazioni di altrettanti campioni (e non mi riferisco a Rocco, o forse sì)”.

UMF: “Ma tu non capisci un cazzo di calcio. Ma torna a guardare quel risvoltinato di Ronaldo. Quello fake!11!”.

Tra 20 anni faremo gli stessi discorsi su Messi e Ronaldo? Difficile da prevedere. Una cosa è certa: tutto sta cambiando, più velocemente che mai, e in mezzo a questa confusione fatichiamo ad accettare ciò che abbiamo e tendiamo a rifugiarci nel passato pensando che sia meglio. Oggi, per dirla alla Fibra, siamo tutti fenomeni, chiunque può avere successo e vantarsi dei suoi 10mila seguaci su Instagram. Non importa cosa succederà domani, tu oggi sei un fenomeno. Non importa cosa sia un fenomeno, tu oggi sei il migliore e gli altri degli stronzi che non ti capiscono. O sei un fenomeno, o hai vissuto abbastanza a lungo da odiare tutti i fenomeni.

La seconda cosa certa è che tra 20 anni rileggerò questo articolo e dirò: “ma quanto cazzo stavo male”. Subito dopo aver condiviso “Certe notti” per ricordare il grande Ligabue.

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