I (presunti) giornalisti italiani e la pedofilia

Gira voce che i giornalisti italiani siano pedofili. Hanno questa perversione erotica verso i fanciulli. Non tutti eh, una parte. Però gira voce, io non lo so. L’ho appreso mentre camminavo per strada, con le cuffiette, scorrendo la home di Facebook, tra un video di gattini e uno di quelle brutte ricette di Tasty in cui violentano la cucina italiana.

In realtà non ho la certezza di quello che sto dicendo, non c’è niente di vero ed era una scusa per aprire l’articolo, ma mi assumo la responsabilità di queste affermazioni. Così come dovrebbe fare lo stesso Gazzettino in primis, che oggi ci ha dato la prova di quello che è diventato il giornalismo ai tempi nostri.

Se non smentissi quanto scritto nelle prime righe, sarei passibile di denuncia, così come potrebbe esserlo chi per primo ha dato la notizia e ha fatto da eco a tutti gli altri con l’articolo: “Vittima di un pedofilo quando era bimbo: a 23 anni accoltella l’ ”orco” ”.

Ma andiamo a leggere il pezzo a cura di questo giornalista sconosciuto, evitando di dargli ulteriore traffico:

“La vittima di alcuni episodi di pedofilia, subiti quando era ancora minorenne, ha accoltellato, la notte scorsa, il presunto “orco””.

Di alcuni episodi di pedofilia”: non si sa quali siano questi episodi e quando siano avvenuti, ma di sicuro il giornalista avrà avuto le sue fonti per dirlo. O avrà letto le carte del processo. O MAGARI È LUI IL GIUDICE.

Il presunto ‘orco’”: da notare il passaggio da PEDOFILO a PRESUNTO pedofilo. Deduciamo il godimento del suddetto e PRESUNTO giornalista a vendere la propria madre pur di racimolare qualche clic.

“L’episodio è avvenuto poco dopo mezzanotte, a San Vito al Tagliamento (Pordenone). Il ferito, che ha 48 anni, è stato sottoposto a un intervento chirurgico di urgenza finalizzato a fermare una vasta emorragia. Successivamente il professionista ha subito un secondo intervento al temine del quale il quadro clinico – hanno riferito i sanitari dell’ospedale di San Vito al Tagliamento, dove è ricoverato – sembra essersi stabilizzato. La prognosi resta strettamente riservata. L’aggressore, che ha 23 anni, è stato immediatamente fermato dai Carabinieri della Compagnia di Pordenone, ai quali si è costituito un’ora dopo l’accoltellamento.”

In questo passaggio possiamo constatare un duro sforzo da parte del presunto giornalista a raccontare i fatti senza scrivere stronzate.

L’articolo prosegue così: “La persona in fin di vita per essere stata accoltellata la scorsa notte a San Vito al Tagliamento (Pordenone) è un medico, ex allenatore di calcio giovanile. Il professionista – stando a quanto trapelato finora – alcuni anni fa aveva dato ospitalità al ragazzo, fino a quando la madre del giovane lo aveva accusato di episodi di molestie sessuali verso il figlio. Il processo nei confronti del medico, che ha sempre respinto le accuse, anche nel periodo in cui, la scorsa primavera, era finito agli arresti domiciliari, è tuttora in corso. Durante i domiciliari l’uomo era stato sospeso in via cautelare dalla direzione dell’Azienda per l’assistenza sanitaria di Pordenone. Il provvedimento di sospensione, però, fu reso inefficace dalle disposizioni del giudice che consentì al medico di svolgere la propria attività professionale seppure nel regime di arresti domiciliari. Alcune settimane più tardi il medesimo giudice aveva revocato le restrizioni della libertà personale in attesa del processo”.

Tre cose per chi ha difficoltà nella comprensione del testo (quindi anche per il presunto giornalista): il processo è ancora in corso, dopo una sospensione iniziale il medico era ritornato al lavoro e di recente il giudice aveva revocato le restrizioni della libertà personale.

La notizia è stata riportata da tutte le principali testate online italiane, e le reazioni degli utenti sono state tutte a favore del 23enne. Il medico è passato per il cattivo della situazione e il ragazzo come vittima che, esasperato e abbandonato dallo Stato, non ha visto alternative all’accoltellamento. Esattamente la reazione che i giornali cercavano.

Prendo alcuni commenti alla notizia dalla pagina Facebook de Il Corriere:

“Spiace dover plaudire nel 2017 a un accoltellamento, ma quando ti squarciano l’anima e lo Stato ti lascia solo con il tuo dolore, non resta che la vendetta. Tutto il sostegno alla giovane, “vera” vittima. Si vergogni chi ha permesso che un pedofilo finisse ai domiciliari.”

“dovrebbe essere questa la punizione…da subito…nelle mani della vittima, dei parenti e di tutti quelli che hanno il sangue agli occhi. Ti farei vedere quanti casi in meno ci sarebbero”

“Certe cose non si dimenticano. Chi subisce atti di pedofilia, mobbing, bullismo ecc., può diventare una bomba a orologeria che prima o poi scoppia”

Come sempre più spesso capita nei commenti alle notizie, non potevano mancare dei riferimenti al governo ladro e alla malagiustizia italiana. Conoscendo la vittima e l’aggressore ed essendomi fatto una mia idea su tutta la storia, probabilmente la vedo in modo diverso e mi incazzo leggendo certe cose. Non ho la verità in mano e non voglio entrare in cose che non mi competono, ma riflettiamo un attimo (cosa che il presunto giornalista pare non abbia fatto prima di scrivere quel titolo). Chi siamo noi per giudicare? Ci rendiamo conto di quanto sia grave accusare qualcuno di pedofilia e dell’altrettanto grave giustificazione di un accoltellamento?

Quando la smetteremo di erigerci a giudici del web e a sputare sentenze dopo aver letto il titolo di un articolo?

Quello che fa più rabbia non è il tenore dei commenti al quale purtroppo sono abituato, ma l’incredibile semplicità con la quale i giornali hanno sputtanato una persona ancora sotto processo e innocente fino a prova contraria. A una mia richiesta di spiegazione, il Gazzettino mi ha risposto che “come potrà leggere nell’articolo è specificato che si tratti del “presunto pedofilo”. Sicuramente seguiremo la vicenda dando tutti gli aggiornamenti e lo spazio dovuto.”

Specificato un paio di palle. Avete leso per sempre l’immagine del medico e dato un’immagine della vicenda totalmente distorta. Ma che ve ne frega a voi, tanto c’avete i clic!

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