Riina da Vespa, le parole di Salvatore Borsellino che tutti dovrebbero leggere

La decisione di invitare il figlio del capo dei capi di Cosa nostra, Giuseppe Salvatore Riina, per un’intervista a Porta a Porta, ha scatenato una bufera e suscitato rabbia e indignazione del sindacato dei giornalisti, della presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosi Bindi e dei familiari delle vittime della criminalità organizzata.

Ieri sera è andata in onda la trasmissione, con Riina Junior bello e tranquillo a presentare il suo libro, Riina-Family Life, e a raccontare la vita della famiglia del padre-boss.

Salvo Riina, 38enne con alle spalle una condanna a 8 anni e 10 mesi, ha alimentato le polemiche con dichiarazioni come: “Cos’è la mafia? Non me lo sono mai chiesto, non so cosa sia. Oggi la mafia può essere tutto e nulla. Omicidi e traffico di droga non sono soltanto della mafia. A casa nostra abbiamo vissuto sempre nella massima tranquillità. Non ci siamo mai chiesti perché non andavamo a scuola. Mai fatto queste domande, la nostra era una sorta di famiglia diversa. C’era una sorta di tacito accordo familiare, noi eravamo bambini particolari, il nostro contesto era diverso, abbiamo vissuto anche in maniera piacevole, nella sua complessità è stato come dire un gioco.”

Il figlio di Totò Riina ha descritto il padre come una persona affettuosa: “Amo mio padre e la mia famiglia, al di fuori di ciò che gli viene contestato, giudico ciò che mi hanno trasmesso: il bene e il rispetto, se oggi sono quello che sono lo devo ai miei genitori. Perché devo dire che mio padre ha sbagliato? Per questo c’è lo Stato, non tocca a me.

E lo Stato? “È l’entità in cui vivo, di cui magari non condivido determinate leggi o determinate sentenze. “Rispetta la condanna contro suo padre?”, gli chiede Vespa: “No, perché è mio padre. A me ha tolto mio padre”. Nessun riferimento ai crimini commessi dal padre, nessuna condanna da parte del figlio: «Il quarto comandamento dice: “onora e rispetta sempre i tuoi genitori”, e io così faccio”, ha detto Salvo. Ma quando Bruno Vespa ribatte citando il quindi comandamento “Non uccidere”, Riina ribadisce: “Non devo essere io a giudicare”.

Ma il figlio di Totò Riina parla anche dei collaboratori di giustizia. “Negli altri Paesi democratici non accade. Solo in Italia un pentito, che dice di aver commesso centinaia di omicidi, non fa neppure un giorno di carcere, mandano gli altri in carcere e poi loro tornano in giro a fare quello che facevano”.

Peccato che solo in Italia, caro Salvatore, ti permettano di dire certe cose in televisioni pubbliche e pagate da tutti. Come ha detto Salvatore Borsellino in un’intervista a Lettera43, è una storia nauseante, “perché in Italia si utilizza il servizio pubblico televisivo per far parlare dei criminali e aiutarli a vendere un libro, per farlo diventare un best seller. Un libro che non può che essere osceno, dalle anticipazioni che ho già letto sui giornali. Purtroppo questo è il nostro Paese. Facendo così – prosegue Borsellino – si alimenta la curiosità morbosa dell’opinione pubblica, che purtroppo si nutre di certe cose, per acquisire audience. Senza rendersi conto che in questo modo si fa una cosa gravissima:si offende la memoria dei martiri che sono stati uccisi nel nostro Paese, per servire uno Stato che poi li ha isolati e li ha portati alla morte.”

Chiudo riportando il post, sempre di Salvatore Borsellino, che sta facendo il giro del web in queste ore (150mila mi piace e altrettante condivisioni):

“Avrei preferito non dovere scrivere queste righe, avrei preferito non essere costretto ad essere assalito dal senso di nausea che ho provato nel momento in cui ho dovuto leggere che il figlio di un criminale, criminale a sua volta, comparirà questa sera nel corso di una trasmissione della RAI, un servizio pubblico, per presentare il suo libro, scritto, come dichiarerà lui,”per difendere la dignità della sua famiglia”.

Di quale dignità si tratti ce lo spiegherà raccontandoci come, insieme a suo padre, seduto in poltrona davanti alla televisione, abbia assistito il 23 maggio e il 19 luglio del ’92 allo spettacolo dei risultati degli attentati ordinati da suo padre per eliminare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non ci racconterà forse le esclamazioni di gioia di quello stesso padre che descriverà, come da copione, come un padre affettuoso, ma quelle possiamo immaginarle dalle espressioni usate da quello stesso padre quando, nelle intercettazioni nel carcere di Opera, progettava di far fare la “fine del tonno, del primo tonno” anche al magistrato Nino Di Matteo. Non ha voluto rispondere, Salvo Riina, alle domande su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non me ne rammarico, quei nomi si sarebbero sporcati soltanto ad essere pronunciate da una bocca come la sua.

In quanto al conduttore Bruno Vespa avrà il merito di fare diventare un best-seller il libro che qualcuno ha scritto per il figlio di questo criminale e che alimenterà la curiosità morbosa di tante menti sprovvedute. Si sarà così guadagnato le somme spropositate che gli vengono passate per gestire un servizio pubblico di servile ossequio ai potenti, di qualsiasi colore essi siano. Qualcuno ha chiamato la trasmissione “Porta a Porta”, la terza Camera, dopo la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica, questo significa infangare le istituzioni, infangare la nostra Costituzione, sport che sembra ormai molto praticato nel nostro paese. In quanto a noi familiari delle vittime di mafia eventi di questo tipo significano ancora una volta una riapertura delle nostre ferite, ove mai queste si fossero chiuse, ma ormai purtroppo questo, dopo 24 anni un cui non c’è stata ancora ne Verità ne Giustizia, è una cosa a cui ci siamo abituati, ma mai rassegnati.

La nostra RESISTENZA continuerà fino all’ultimo giorno della nostra vita”

 

Mattia Chiaruttini

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