Strage a Nizza, siamo in una guerra di parole in cui vincono tutti

Un terribile, ennesimo, attentato, di natura terroristica, ha scosso la Francia. Durante la festa nazionale del 14 luglio, un camion da 18 tonnellate ha falciato la folla, ha corso per centinaia di metri, procedendo a zigzag per colpire più persone possibili, creando un vero e proprio cimitero a cielo aperto. Il terrorista è stato ucciso dalla polizia francese. L’ultimo bilancio – destinato a peggiorare – ci racconta di 84 morti, tra cui numerosi bambini, e 18 feriti gravi.

Il ministro francese dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha detto che “siamo in guerra con dei terroristi che vogliono colpirci ad ogni costo e in modo estremamente violento”. Subito dopo gli attentati di Parigi a novembre, il presidente francese Hollande diceva: “siamo in guerra. Serve una grande e unica coalizione per combattere questo esercito terroristico”.

“Siamo in guerra, in una guerra contro un’organizzazione criminale che ha una rete molto forte che va combattuta tutti assieme. E la Francia non combatte da sola” le parole di Hollande, un anno dopo Charlie Hebdo.

Siamo sempre in guerra, dopo ogni strage, dopo ogni attacco. Lo si ricorda a tutti, “siamo in guerra” è la frase che sta sempre bene in questi casi. Ma guerra contro di chi? Contro l’isis? Contro gli islamici? Contro il mondo? Ho letto una marea di commenti di gente che attribuisce la colpa all’islam, che vorrebbe prendere tutti i musulmani, metterli in un angolo del mondo e cancellarli mettendoci una X rossa sopra, una soluzione geniale e facilmente attuabile. Nemmeno questa volta mancheranno le tanto care profezie della Fallaci sui social, pronte a ricordarci come “non è vero che tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici”. Come a dire “non tutti i siciliani sono mafiosi, ma tutti i mafiosi sono siciliani”. Dunque buttiamo una bomba sulla Sicilia ed estirpiamo il male? E ammazziamo anche tutti i camionisti già che ci siamo. Non dimentichiamo i soliti complottisti che dicono che dalle immagini non si evince nulla, e “il video che riprenderebbe un autocarro dirigersi verso una zona oscurata dagli alberi è stato realizzato da un regista teatrale”, quindi anche questa strage è tutta una farsa, il video delle persone morte sanguinanti a terra è solo frutto della mia immaginazione, così come la drammatica foto del corpo senza vita di una bambina sull’asfalto.

Questi attentati ci fanno aprire gli occhi, ci fanno aprire la finestra per dare un’occhiata al mondo, ci fanno capire di essere parte di una guerra che va avanti da anni, in Siria da ormai cinque, ma che ogni volta per noi sembra sempre riniziare da capo. Magicamente, dopo qualche giorno, quella finestra si chiude, ci mettiamo sotto le coperte e ritorniamo alla tranquillità di tutti i giorni, fino alla prossima, beffarda, folle, incredibile strage.

Ogni volta l’opinione pubblica si sveglia e torna a discutere del problema, tutti hanno la soluzione in mano, si convocano inutili summit europei straordinari che puntualmente non producono niente. Come riporta La Stampa, all’indomani delle bombe di Zaventem e Maelbeek si tenne nella capitale belga un conclave dei responsabili degli Interni davvero imbarazzante perché non fece che reiterare le stesse direttive discusse nelle occasioni precedenti, nel novembre come nel gennaio 2015. Da allora, due provvedimenti sono stati presi, c’è stata l’intesa (parziale) sul registro dei passeggeri che viaggiano in aereo e si è chiuso l’iter per il lancio della Guardia costiera e di frontiera europea. Nessuno dei due è stato ancora attuato dalle capitali. Al solito, l’Unione ha deciso e i governi nazionali non hanno agito con la necessaria urgenza richiesta dalle circostanze.

“A nessuno importa di ciò che succede a Baghdad, sulla striscia di Gaza, in Siria” è la reazione di molti. Vergogniamoci perché non piangiamo tutti i morti del pianeta, sentiamoci in colpa perché non siamo colpiti allo stesso modo dalla morte di un parente rispetto a quella di un soggetto x in qualche parte d’Italia. Prepariamoci a ondate di link su stragi avvenute in giro per il mondo mesi prima, corredate da un “nessuno ne ha parlato!”. I media ne hanno parlato ma tu, in quel momento, probabilmente te ne sei fregato come hai sempre fatto, è solo che ora devi dimostrare al mondo di essere superiore.

Soluzioni concrete e rapide non ce ne sono, non servono a nulla le decisioni prese in fretta e furia per accontentare qualcuno, per calmare la folla. Dato che siamo in guerra, e dobbiamo difenderci, ci sarebbero delle azioni da intraprendere (secondo gli esperti): dal maggiore coordinamento tra le diverse Intelligence (o alla più difficile creazione di un’unica Intelligence) a un approfondito controllo del territorio (la maggior parte degli attentatori vivono e sono nati in Europa) e del web, dove avviene il reclutamento degli jihadisti. Non possiamo lasciare tutto in stand-by fino alla prossima tragedia.

In realtà, però, non c’è una vera soluzione che possa fermare tutto ciò e ho paura che non saremo mai più sereni e tranquilli al 100%. Potrebbero colpirci da un momento all’altro, mentre ci divertiamo, mentre studiamo, durante il lavoro, non c’è sistema che possa garantirci la pace assoluta. Perché è questo che vogliamo, no? Ah già, dimenticavo che siamo in guerra e che a molti non dispiace più di tanto. Se si perde sul campo, si può sempre vincere a parole con discussioni e polemiche inutili da bar.

Un abbraccio a tutte le persone colpite a Nizza, a Baghdad, in Siria, a chi volete

“Rivoglio la vita di prima. Quella in cui decidevi di andare in un posto e ci andavi. Senza se. Senza ma. Senza paura.”

 

Mattia Chiaruttini

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